Niente rissa tra “studenti e lavoratori”, ma aggressione di fascio-camorristi e cariche della polizia!

Un centinaio di studenti e ricercatori napoletani dei collettivi erano in presidio sotto la Prefettura in piazza Plebiscito nato spontaneamente stamani per contestare la “passerella” del neo-ministro dell’istruzione Carrozza e per protestare per le violente cariche di ieri della polizia dentro l’Università Statale di Milano, fatto avvenuto in seguito allo sgombero della biblioteca autogestita “Ex-Cuem”. Un fatto senza precedenti da molti anni (un “esempio” delle intenzioni del nuovo ministro dell’Interno Alfano nella gestione delle rivendicazioni degli studenti e dei lavoratori!!).

In piazza in mezzo a una trentina di ex dipendenti dei consorzi di Bacino, si sono aggiunti, all’isaputa degli studenti, alcuni nazifascisti e soprattutto Salvatore Lezzi, noto fascista, tra i fondatori a Napoli della formazione nazifascista Forza Nuova, a processo nel 2003 per aver chiesto tangenti ai disoccupati delle cooperative in combutta con camorristi. Questi hanno effettuato provocazioni, saluti romani e lanciato un casco contro i manifestanti. A quel punto la tensione è salita e la polizia ha violentemente caricato una prima volta gli studenti che manifestavano ferendo un ragazzo a manganellate, poi una seconda ferendo e fermando alcuni studenti e dottorandi. Ora sono stati tutti rilasciati ma non prima di aver subito nei locali della Prefettura intimidazioni fisiche e verbali e finanche danneggiamenti agli effetti personali da parte delle forze dell’ordine.
Polizia e fascisti erano evidentemente schierati insieme, nel tentativo di aggredire e disperdere il presidio degli studenti.
Denunciamo e smentiamo con forza qualunque ricostruzione della giornata (già fatta da alcuni giornali, tipo Repubblica) che si sia trattata di una “rissa tra lavoratori e studenti”. Diversi lavoratori hanno infatti, in seguito alla duplice aggressione di fascisti e polizia, dimostrato apertamente la loro solidarietà agli studenti dichiarando la loro estraneità a quei personaggi.
Questi figuri dell’estrema destra campana non sono nuovi a queste dinamiche, così come le forze dell’ordine di questa città. Già si sono viste all’opera ad esempio il 10 ottobre 2011 a via Marina di fronte a uno dei palazzi dell’università, avvenimento per cui si terrà lunedì prossimo un presidio di solidarietà in occasione della prima udienza contro 10 antifascisti.

Reti studentesche napoletane

 

919604_168582066640337_494481736_o

Stamattina a Napoli abbiamo assistito alla prima passerella del nuovo governo, insieme alla brutalità di fascisti, camorristi e polizia

In visita nella nostra città il ministro dell’istruzione Carrozza ha incontrato i rettori  delle università campane presso la Prefettura di piazza del Plebiscito. Durante il presidio, mentre eravamo intenti a spiegare il motivo della contestazione, con cori, interventi e striscioni, un lavoratore ex dipendente del CUB Salvatore Lezzi (che si è rivelato essere un militante di Forza Nuova) ha aggredito prima oralmente, poi fisicamente gli studenti. In quel momento sono intervenute le forze dell’ordine che sanno sempre chi colpire. Sono partite così ripetute e violente cariche, intervallate da continue provocazioni da parte di Salvatore Lezi che, non contento, dalle spalle dello schieramento di forze dell’ordine, lancia un casco. La celere carica nuovamente gli studenti, molti di questi feriti e tre fermati, successivamente tutti rilasciati.

False le prime notizie pubblicate sulle varie testate online che riportavano di tafferugli tra gli studenti e tutti gli ex dipendendi del CUb.

Siamo scesi in piazza non soltanto per ribadire al nuovo ministro (che di “nuovo” ha soltanto la faccia) il nostro dissenso con le politiche che da anni massacrano l’istruzione pubblica, ma anche per dare appoggio e solidarietà agli studenti e le studentesse di Milano, in seguito ai fatti gravissimi di ieri. Il rettore Vago dell’Università di Milano, infatti, ha fatto sgomberare  la libreria Ex – Cuem precedentemente occupata dagli studenti, facendoli successivamente caricare dalla Celere che in assetto antisommossa è entrata in massa  all’interno della facoltà aggredendo e cacciando a suon di manganelli gli studenti che si erano radunati lì in assemblea per difendere lo spazio

Governo, fascisti e polizia non ci fermeranno! Continuiamo con le nostre lotte dentro e fuori le università! Per un’università pubblica e di massa!

 

Di seguito un video della seconda carica


http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=JQHLPunhNtw

1 Maggio: Il rispetto del lavoro passa per il rispetto della salute! Lavoro o salute: NOI NON VOGLIAMO SCEGLIERE!

“Vale più la vita di un solo essere umano che tutto l’oro dell’uomo più ricco del mondo”

Ernesto Che Guevara

 La scelta di vivere il 1 maggio a Bagnoli vuole essere un segnale di opposizione alle politiche di distruzione e speculazione che negli ultimi 20 anni hanno fatto di questo territorio un luogo insalubre in cui il diritto al lavoro e alla salute sono stati negati alla cittadinanza.

morti sul lavoro

L’ex Italsider di Bagnoli  un tempo ,così come l’Ilva di Taranto oggi ,sono degli esempi di come il sistema economico attuale, basato sul profitto dell’ imprenditore, non ha nessun interesse a garantire il bisogno di lavoro e salute del lavoratore. Di fatto lo pone davanti a un ricatto: “rinunciare al lavoro adesso e morire di fame oggi o compromettere la proprio  salute e morire di lavoro tra 20 anni(tumori, infortuni, “omicidi bianchi”,eccessivo stress sia fisico che psichico etc…)  accettando le condizioni sfruttamento  sul posto di lavoro??”

 

A compromettere le condizioni già precarie del lavoratore ci hanno pensato  i tagli e le misure di Austerity accompagnate da norme legislative: lo smantellamento dell’art 18  dello statuto dei lavoratori,  che renderebbe gli imprenditori liberi di licenziare “senza giusta causa”, ovvero quando il lavoratore diventa meno produttivo (come in caso di salute precaria o semplice invecchiamento), l’aumento dell’età pensionabile e le norme  in materia di  “sicurezza sul posto di lavoro” come la legge 626/94 e successivamente la legge 81/2008. Queste ultime hanno reso unico responsabile della sicurezza sul posto di lavoro e dei controlli sugli stabilimenti aziendali i dirigenti, che possono scegliere direttamente il medico competente che lavora presso la loro azienda senza nessun controllo esterno delle Asl. In questo modo hanno trasformato il controllato in controllore e un diritto fondamentale come la salute sul posto di lavoro in una farsa.

 

In questo contesto ci si ammala di più sia per le condizioni lavorative che  per i disastri ambientali che   le fabbriche stanno producendo, ma contemporaneamente si sta assistendo ad un lento processo di smantellamento del sistema sanitario pubblico, con una restrizione sempre più grande di accesso alle cure: • dal 2010, per le prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale aumenti del costo dei ticket di 50 € (prima visita) e 25 € (seconda). È stato inoltre introdotto  il “contributo di solidarietà” di 10 euro per i non-esenti e 5 per gli esenti (disoccupati e nuclei familiari sotto 800 € mensili, pensionati con il minimo, nuclei familiari sotto 1000 €).

 

• un ulteriore aumento dei ticket sanitari  del 20 per cento. Questo aumento nasce per colmare il buco di 2 miliardi che servono per far quadrare il bilancio a livello nazionale, e di questi  oltre 200 milioni devono pervenire in tre anni  dalla nostra regione che vuole reperirli proprio attraverso i ticket sanitari.

 

 

 

Non possiamo restare fermi:

 

per un Sistema Sanitario pubblico e gratuito per tutti, basato sulla prevenzione e l’eliminazione delle cause scatenanti la malattia, piuttosto che la semplice cura dei sintomi e reimmisione in ambienti insalubri!

 

per la certezza del posto di lavoro e la sicurezza sul posto di lavoro,

 

per un diritto alla salute dentro e fuori il posto di lavoro!

 

Coor2pol.noblogs.org

 

Coor2pol@gmail.com                                            collettivosunnapoli@gmail.com

 

 

 

su fb: Coordinamento Secondo Policlinico     su fb: Collettivo Sun Napoli

 

1° MAGGIO DI LOTTA

In un momento in cui l’attacco padronale generalizzato violentemente colpisce milioni di proletari, ancor più nella città capitale della disoccupazione e del lavoro nero ed in un quartiere ex-industriale mai riqualificato, la crisi economica del capitalismo si vive quotidianamente e si espande a macchia d’olio.

CGIL – CISL – UIL hanno deciso di organizzare a Bagnoli per il 1 Maggio – simbolicamente a Città della Scienza – un concerto per “festeggiare” la giornata dei lavoratori. Oggi più che mai crediamo che non ci sia niente da festeggiare e crediamo che una risposta ed un “messaggio” vada mandato a questi sindacati concertativi che da anni hanno condotto le
politiche antipopolari e di distruzione dei diritti dei lavoratori insieme ai padroni ed i loro governi, complici o immobili dinanzi l’attacco al mondo del lavoro. Per questo facciamo appello a tutte le realtà e organizzazioni di lotta, lavoratori, disoccupati e studenti, a partecipare e a contribuire all’organizzazione di un appuntamento di lotta per il 1°
Maggio, portando in piazza a Bagnoli le istanze di tutti gli operai, i disoccupati, gli studenti e i precari colpiti dalla crisi e dallo sfruttamento.

Per un lavoro ed un salario stabile, garantito e sicuro per tutti
In difesa del diritto allo sciopero
Niente spese militari aumentiamo i servizi sociali
Per l’abolizione delle legge Biagi e di tutte le norme
che precarizzano l’occupazione

Mercoledì 1° Maggio – Cumana
di Bagnoli ore 15:00

Lavoratori, precari, studenti e disoccupati
Per un primo Maggio di Lotta

920837_565972176767517_1031719428_o

Laboratorio Politico Iskra,Comunisti per l’Organizzazione di Classe,Comitato Cassaintegrati e Licenziati Fiat,Comitato Lavoratori e Utenti per il Trasporto Pubblico, Usb Napoli,Rete dei Comunisti,Partito Comunista dei Lavoratori,P.Carc,Collettivo Autorganizzato Universitario – Napoli,Mensa Occupata,Studenti Federico II,Coordinamento II Policlinico,Coordinamento di lotta per il lavoro – Precari Bros,Comunisti Napoli Est 

 

 

 

evento fb :https://www.facebook.com/events/148034198709416/?ref=2

“Se si vince a Taranto si vince ovunque”

manif22-3Questa una delle tante parole d’ordine lanciate all’ iniziativa organizzata dalla della Rete nazionale per la sicurezza e la salute sui posti di lavoro il 22 marzo 2013.

La giornata è iniziata alla direzione dell’ Ilva dove, tra cancelli chiusi e schieramento delle forze dell’ordine, le delegazioni della Rete hanno urlato le loro ragioni a finestre e porte sbarrate. L’iniziativa si è poi spostata alle portinerie A e D dove c’è stato il contatto diretto con gli operai che uscivano dalla fabbrica. Il volantinaggio e la condivisione delle esperienze da parte dei compagni siciliani, di Marghera, Milano, Ravenna e dei collettivi napoletani Coor2Pol, Collettivo Sun, CAU e CCW hanno radunato un discreto  gruppo di operai, cosa che ha permesso scambiarsi impressioni, esperienze e di tastare il polso a chi quotidianamente vive dentro la fabbrica.

Lasciata l’ Ilva abbiamo raggiunto il cimitero San Brunone dove una piccola delegazione si è recata alla lapide dedicata a Ciro, Claudio, Francesco e a tutti i morti sul lavoro e per l’inquinamento. Qui si sono uniti all’ iniziativa i lavoratori del cimitero, che sono costretti a rischiare la propria salute smuovendo ogni giorno le polveri tossiche depositate sul terreno più inquinato di tutta la città di Taranto, perché situato proprio a ridosso del perimetro dell’ Ilva.

Abbiamo concluso la giornata in una sala nei pressi del cimitero, al rione Tamburi, dove si è svolta l’assemblea cittadina. Ha aperto gli interventi  l’avvocato Bonetto, rappresentante di parte civile nei processi contro Thyssenkrupp ed Eternit. Da lui è arrivata la sollecitazione a non spegnere i riflettori sulla vicenda dell’Ilva durante il processo che si sta preparando;  sono seguiti gli interventi delle realtà presenti: dai compagni della Rete, a Legambiente,  passando per Slai Cobas, Sinistra Critica, USB, collettivo CCW,  Coor2Pol e Collettivo Sun , operai dell’ Ilva e cittadini di Taranto. L’assemblea si è chiusa con l’intervento del presidente dell’associazione 12 giugno di Taranto per i morti sul lavoro, ma soprattutto con l’approvazione di una mozione che afferma con forza l’assoluta inscindibilità delle lotte per la difesa del posto di lavoro da quelle per il diritto a vivere e lavorare in un ambiente sano, il sostegno a tutte le lotte che hanno luogo sul territorio nazionale e la necessità di metterle in rete.

L’assemblea ha infatti avuto il giusto merito di evidenziare il filo rosso che lega la Thyssenkrupp a Marghera, a Bagnoli, a Taranto e ad ogni luogo di lavoro in cui gli operai vengono stretti dalla morsa di un ricatto infame che li costringe a scegliere tra lavoro e salute; e ancor di più da tutte quei provvedimenti legislativi che continuano a mettere al primo posto i profitti dei padroni piuttosto che la vita del proletariato. In questo senso l’ Ilva di Taranto, la più grande acciaieria d’Europa, è la chiave di volta: la messa in sicurezza, la bonifica a spese dei padroni e la salvaguardia della salute sia dei lavoratori che degli abitanti, costituiscono una delle sfide più grandi che ci troviamo di fronte; non si può permettere che a giocare questa partita siano gli operai dell’ Ilva e i tarantini da soli. Perché al destino dell’ Ilva è legato il destino industriale e ambientale di tutto il Paese.

Lavoro o Salute? Noi non vogliamo scegliere!!!

Coor2pol                                                        Clash City Workers

Collettivo Sun Napoli                      Collettivo Autorganizzato  Universitario

http://bastamortesullavoro.blogspot.com

Lavoro o Salute? Noi non vogliamo scegliere!

“…Il capitale dice infatti alla medicina: io costringo gli uomini ad una vita impossibile, li sfrutto, li spremo, non dò loro tregua, li metto gli uni contro gli altri per succhiarne un maggior plusvalore; così è e tu non puoi farci nulla; essi sono nervosi, inquieti, cardiopatici, non stanno più insieme. Ebbene, fa’ di rimetterli in condizione di servire: inventa dei sonniferi, dei digestivi, degli stupefacenti; e, se il cuore gli si inceppa, tenta il trapianto, io ti fornirò i pezzi di ricambio…” 

 

 

La salute, mai come in questi ultimi anni, è diventata una questione di primaria importanza tanto da essere affrontata anche dalla stampa borghese.

Ma cosa è realmente la SALUTE? Ci hanno abituati a credere che lo stato di salute sia solo ed esclusivamente correlato ad avere cure con i più alti standard di macchinari e personale ad oggi esistenti ma il reale concetto di SALUTE è ben diverso e più ampio. Esso deve passare per un accesso alle cure realmente pubblico e gratuito per tutt@, per un ambiente salubre in cui vivere e per un posto di lavoro che non sia devastante né per la psiche né per il fisico del soggetto.

Nel sistema economico attuale, basato sul profitto, il soddisfacimento di tale bisogno non può avvenire non solo perché sui servizi fondamentali, come la sanità, si stanno abbattendo i tagli delle misure di austerity ma anche perché, nel corso del tempo, si è avuto lo smantellamento dello statuto dei lavoratori, e in particolar modo la cancellazione dell’art.18, per difendere gli interessi di padroni, speculatori e banche con la scusa della crisi che essi stessi hanno generato.

Ma perché al capitale interessa smantellare il diritto alla salute?e quali sono i meccanismi che utilizza?

Partendo dal presupposto che il Padrone ha solo interesse per la produttività e il plusvalore che essa genera, possiamo affermare che lo stato di salute dell’operaio è visto esclusivamente come un mezzo per incrementare il suo capitale.

Così, la strumentalizzazione della malattia colpisce l’operaio in due modi: lo rende da una parte più ricattabile perché la stessa malattia lo porta all’improduttività e la perdita del posto di lavoro e di conseguenza all’impossibilità di trovare un altro lavoro (in quanto, essendoci sempre più proletari disponibili sul mercato, potrà essere in ogni momento sostituito da un altro, magari con un contratto ancora più precario); dall’altro lo rende più sfruttabile perché pur di mantenere il lavoro è disposto a scambiare la sua salute, rendendola di fatto la merce che, insieme alla sua forza-lavoro, può vendere sul mercato.

Come sempre le strategie del capitale non si muovono solo sul piano economico ma vengono sempre accompagnate da produzione legislativa. In merito, le leggi che hanno reso ancora peggiore la condizione dei lavoratori in materia di “sicurezza sul posto di lavoro” sono la legge 626/94 e successivamente la legge 81/2008. Esse hanno reso unico responsabile della sicurezza sul posto di lavoro e dei controlli sugli stabilimenti aziendali il padrone, che può scegliere direttamente il medico competente che lavora presso la sua azienda senza nessun controllo esterno delle Asl. In questo modo hanno trasformato il controllato in controllore e un diritto fondamentale come la salute sul posto di lavoro in una farsa.

Tutto ciò ha reso ben evidente la contraddizione capitale- lavoro- salute, a partire proprio dal posto di lavoro.

Un esempio attuale di questa situazione è ciò che sta accadendo all’Ilva , in cui la contraddizione capitale-lavoro-salute, è evidente non solo all’interno della fabbrica ma anche all’esterno mettendo gli operai e famiglie davanti ad un vile ricatto: morire di fame adesso o morire di tumore tra qualche anno!”.

Dall’analisi dei dati raccolti nei quartieri adiacenti l’Ilva (Tamburi, Borgo, Paolo VI e nel Comune di Statte, ) abitati prevalentemente da lavoratori della fabbrica e dell’indotto, si nota un evidente aumento di patologie riguardanti l’apparato circolatorio, respiratorio,gastrointestinale e un aumento dell’incidenza di patologie tumorali.

In particolare nel biennio 2006-2007 (primo periodo per il quale vengono forniti dati dal Registro Tumori Puglia – Asl di Taranto), si è notato un aumento significativo per tutti i tumori comparandoli con i dati dei Registri Tumori dell’Italia meridionale, come ad esempio un aumento del tumore alla mammella nelle donne, di mesotelioma pleurico per gli uomini e di leucemie per entrambi.

Il dato più importante che si evidenzia è, però, quello relativo all’incidenza dei tumori in età pediatrica, che risulta del 70% più elevato rispetto ai dati raccolti sul territorio nazionale.
Sicuramente l’analisi di questi dati può aiutare a capire la situazione disastrosa in cui si trovano gli abitanti di Taranto ma bisogna comunque precisare che in generale i dati non possono essere ritenuti l’unico e incontrovertibile strumento di “verità scientifica”.

Essi, in primo luogo, sono sottostimati in quanto molte persone, a causa della riduzione dei servizi sanitari nelle regioni del sud, sono costrette a rivolgersi fuori regione per usufruire delle cure, sfuggendo alla popolazione osservata negli studi condotti sulla questione Ilva.

In secondo luogo, i dati raccolti sui limiti di microparticelle tossiche emesse nell’aria , che risultano quasi sempre nel parametro limite, nonostante la loro apparente scientificità, sono in realtà correlati a parametri stabiliti dalla comunità europea in base ad una media fatta sulle emissioni e quindi, come tali, sono fissati sull’interesse economico e produttivo delle grandi fabbriche . Essi, perciò, non garantiscono affatto che i soggetti che vi entrano in contatto a qualsiasi %, anche minore rispetto al limite ,sia per lavoro che per vicinanza abitativa, non si ammalino nel breve o nel lungo periodo.

I dati posso infatti essere utilizzati per dimostrare alcune cose e celarne altre ( cosa che è infatti avvenuta nelle varie perizie dell’ Ilva ).

In questo quadro politico, legislativo ed economico non sorprende come la classe proletaria, venga privata dei propri diritti attraverso continui ricatti ma sapendo che il caso Ilva non è stato e non sarà l’ultimo, crediamo che sia nostro dovere come compagn*, far emergere le contraddizioni sociali e mettere la nostre capacità ed il nostro impegno al fianco di chi si oppone ai continui attacchi del padronato!
Coordinamento II Policlinico

Collettivo Sun Napoli

735113_633697583324103_320705186_n

se vuoi scaricarlo clicca qui: definitivo documento ilva

 

ILVA: Lavoro o salute? Noi non vogliamo scegliere!

Da molti mesi le vicende legate all’acciaieria di Taranto riempiono le prime pagine dei giornali: il 12 Marzo ci incontriamo a  Napoli per parlarne assieme ai diretti interessati, a coloro i quali lottano da sempre contro il “mostro Ilva” e il suo padrone Riva e per lanciare assieme la manifestazione nazionale a Taranto del 22 Marzo per la difesa del lavoro e della salute in fabbrica e sul territorio.

Perché manifestare e perché proprio a Taranto? Perché l’ILVA è la fabbrica con più morti sul lavoro d’Italia, perché è la città simbolo con più infortuni, malattie professionali tumori, inquinamento e devastazione ambientale.

Perché parlare di ILVA significa parlare anche di noi, dei nostri territori saccheggiati e distrutti, dei ricatti a quali siamo quotidianamente sottoposti, di un mercato del lavoro sempre più selvaggio, della nostra salute messa continuamente a rischio. Perché, oggi più che mai, è necessario sottolineare come ambiente e lavoro, salute e dignità non possono e non devono essere messi in contrapposizione –  né quando si parla di omicidi sul lavoro né quando si parla di morti causate dall’inquinamento – e pretendere che chi ha sfruttato e ucciso debba pagare, prima di tutto facendosi carico dei processi di bonifica.

Basta morti sul lavoro e da lavoro, da inquinamento, per i profitti dei padroni!

Assemblea pubblica/dibattito h 17 e 30 aula Matteo Ripa- Palazzo Giusso

interverrà:

Rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro – Taranto

Manifestazione Nazionale a Taranto 22 Marzo

Laboratorio Politico Iskra; Coordinamento secondo Policlinico; Collettivo SUN Napoli; Clash City Workers

 

manifesto-ilva

… LIBIA, SIRIA, MALI…

Basta guerre Basta spese militari

Contro l’imperialismo del governo italiano

 

Il  vergognoso “ordine del giorno” del Parlamento italiano che autorizza l’invio di istruttori militari, aerei, finanziamenti e “supporto logistico” per la nuova guerra nel Mali necessita di una pronta mobilitazione contro il ruolo imperialista  del nostro Paese.

Una politica di aggressione che ha già determinato la distruzione della Libia e che si estrinseca oggi anche nell’appoggio diplomatico, militare ed economico ai mercenari che stanno insanguinando la Siria (tra l’altro, quegli stessi “jihadisti” che a febbraio saranno ospitati ufficialmente alla Farnesina e che oggi l’Occidente dichiara di volere combattere in Mali).

Contro questa politica criminale, costellata da distruzioni, morti, crescenti spese militari, assolutamente insufficiente è la mobilitazione dei movimenti che pure si battono contro il governo Monti-Bersani-Alfano-Casini, forse perché, tra questi, (così come è stato ieri per la Libia e oggi per la Siria) c’è ancora chi si illude che dalla distruzione (in un modo o nell’altro) di un qualche “stato canaglia” possa sprigionarsi un’altra “primavera araba”.

E così non pochi hanno chiuso gli occhi sulle infami manovre del nostro governo che ha dapprima rotto le relazioni diplomatiche con Damasco, poi  comminato sanzioni (che hanno gettato nella fame la popolazione siriana), poi riconosciuto ufficialmente i “ribelli” (prima quelli del CNS ora quelli della Coalizione) quali “legittimi rappresentanti del popolo siriano”, poi ha inviato, più o meno nascostamente, soldi, armi e mercenari (come i quattro arrestati ad agosto alla frontiera con il Libano), poi ha negato il visto di ingresso a parlamentari siriani venuti ad incontrare loro colleghi italiani, poi ha spalleggiato la Turchia nelle sue provocazioni ed appoggiato lo schieramento dei Patriot ai confini con la Siria.

A giustificazione della propria indifferenza, se non del proprio appoggio, non pochi continuano a dare credito alle “notizie” di “armi di distruzioni di massa” in mano ad Assad o ai “bombardamenti indiscriminati sulla popolazione” che continuano ad inondare i nostri mass media; ignorando o sottacendo volutamente le ormai centinaia di autobombe fatte esplodere (nei mercati, nelle strade, davanti gli ospedali…) dai “ribelli”, le migliaia di civili inermi assassinati per non essersi schierati contro Assad, le centinaia di migliaia di profughi che scappano dalla guerra e dalla pulizia etnica e religiosa imposta dai “ribelli”.

Non c’è dubbio che Assad, come ieri Gheddafi o Saddam, si è macchiato di crimini verso il proprio popolo, ma i maggiori terroristi e dittatori (del capitale) sono i nostri governanti  che vestendo i panni della difesa della democrazia intervengono con le armi più micidiali non per colpire i regimi o i fondamentalisti islamici, con cui hanno abbondantemente collaborato e collaborano quando gli conviene, bensì per mettere le mani sulle risorse e le massa di proletari di questi Paesi da sfruttare per il loro profitto e, nello stesso tempo, ostacolare una efficace lotta per un cambiamento non subordinato agli interessi occidentali e all’islamismo reazionario.

La lotta contro gli attacchi del governo alle nostre  condizioni di vita e di lavoro e contro i tagli che rendono precaria la nostra stessa sopravvivenza, deve andare di pari passo con l’opposizione alla politica imperialista di distruzione e sfruttamento verso i popoli di questi Paesi.

 

Per discutere su questi punti e rilanciare un movimento contro la guerra, la Rete No War di Napoli, facendo proprio l’appello “Giù le Mani dalla Siria” dell’estate 2012 indice una

 

ASSEMBLEA

Napoli, via Mezzocannone 16,

12 febbraio 2013, ore 16,30

 

Interventi introduttivi:

 

Mostafa El Ayoubi – Caporedattore della rivista “Confronti”

Flavia Lepre – Comitato Pace e Disarmo

In collegamento Skype dalla Siria: Marinella Correggia – giornalista, attivista per la Pace;

Vincenzo Brandi – Rete No War; Gianmarco Pisa – Rete Corpi Civili di Pace

 

Rete No War Napoli                                                “Comitato “Giù le mani dalla Siria”

Comunicato: “ALLARME SON FASCISTI…”. MA LO SAPEVAMO GIA’!

Comunicato
“Non corriamo dietro la “verità” delle inchieste giudiziarie, ci basta quella dei fatti. A Napoli migliaia di persone sanno che Casapound è un’organizzazione nazifascista, come gli oltre 5000 che manifestarono contro la sua apertura già nel 2009!”


Una lunga sequenza di aggressioni fasciste, agguati come quello che portò all’accoltellamento degli studenti universitari fuori la facoltà di Lettere, attentati incendiari come quelli al laboratorio Insurgencia, l’incitazione all’odio razziale o i discorsi sullo stupro di una ragazza perchè “ebrea”…
Conosciamo molti degli avvenimenti citati nelle cronache di oggi, abbiamo fatto a lungo informazione pubblica, mobilitazione e sensibilizzazione politica su questo. Non abbiamo elementi per valutare le accuse sul piano giudiziario e neanche ci interessa. E per coerenza non prendiamo certo per oro colato i teoremi che si rifanno a quell’armamentario dei reati “associativi” partorito dalle leggi emergenziali e che tante volte vengono usati invece contro i movimenti sociali come quelli per la difesa ambientale o contro la precarietà e l’austerity, insieme alle centinaia di denunce e processi cui assistiamo in questo paese contro studenti, disoccupati, lavoratori, militanti, ambientalisti, antirazzisti, antifascisti. Gli stessi magistrati che oggi tengono quest’operazione hanno già tempestato di denunce e processi i movimenti sociali napoletani. Magari per rifugiarsi nella comoda lettura degli “opposti estremismi”, come se fossero la stessa cosa una lotta anche dura alla precarietà, al neofascismo o al razzismo e dall’altra parte il pestaggio di un migrante o un pogrom contro i rom (come è successo recentemente a Giugliano)…

Colpisce invece l’ipocrisia diffusa sui media e nella politica. Qualcuno aveva forse bisogno di questa inchiesta per prendere atto della natura squadrista delle formazioni neofasciste come Casapound e della lunghissima sequenza di atti che ne sono conseguiti a Napoli come in tutta Italia, qualcuno aveva davvero dubbi sulla “pedagogia” razzista e xenofoba che queste formazioni portano avanti (ben incoraggiate in un paese dove è stata al governo persino la Lega Nord…), sulla loro cultura sessista, sul loro ispirarsi apertamente al nazifascismo (il leader nazionale Iannone in pubblica intervista defini Hitler “un rivoluzionario”)…?

Qualcuno pensava forse che Gianluca Casseri, “scrittore d’area” cancellato in fretta e furia dal sito di Casapound dopo che aveva assassinato a freddo dei lavoratori immigrati, fosse un “pazzo isolato” e non già un neofascista cresciuto in questo ambiente?

Di certo noi lo sapevamo già! E lo sapevamo in tantissimi, a partire dalle oltre 5000 persone, studenti, donne, migranti, che contestarono duramente in piazza l’apertura di un centro di Casapound nel quartiere Materdei già nel 2009 e che hanno continuato a farlo fino a impedirlo.
Basta osservare i fatti, gli infiniti episodi di razzismo e di squadrismo che quotidianamente si riproducono in Italia da parte di questi gruppi, basta avere memoria delle trame nere che con la regia dei servizi segreti hanno insanguinato il paese in una storia non certo lontana.
E chissà cosa hanno da dire su questi temi quei personaggi di potere che allevano e proteggono queste formazioni e la loro ideologia, che li sostengono economicamente e politicamente. Per stare in Campania il parlamentare del PDL ed ex missino Laboccetta, l’ex presidente del consiglio provinciale Rispoli e tanti altri.

Abbiamo sempre respinto al mittente, e continueremo a farlo, la costruzione secondo la quale Casa Pound sia un’organizzazione formata da “bravi ragazzi” impegnati nel sociale, così come quella che legge le loro pratiche paragonandole ai movimenti realmente antagonisti, come uno scontro tra “opposti estremismi”. Li abbiamo sempre considerati pedine di un potere più grande e nemico di donne, immigrati, studenti, lavoratori e disoccupati sui cui vengono puntualmente scaricati i costi della crisi e che ogni giorno si mobilitano per cambiare le condizioni di tutti quelli che come loro sono sfruttati e oppressi.
Restiamo convinti che contro il diffondersi di pratiche squadriste e neofasciste, contro le pulsioni xenofobe e sessiste, rimane fondamentale il piano della mobilitazione sociale diretta, del presidio territoriale, l’informazione politica e l’autorganizzazione dal basso prodotte dalle lotte sociali e dai movimenti. Ed è su questi punti che la rete e tutte le realtà che si oppongono al neofascismo, all’autoritarismo, al sessismo e al razzismo devono sentirsi costantemente impegnati e responsabilizzati.


Rete napoletana contro il razzismo, il neofascismo e il sessismo

 1254304914515_photo2

Sulla Strage di Piazza Fontana

“E penso al 12 Dicembre ’69:

 lo stato delle stragi, sì, lo stato delle trame…”

99 Posse – Odio

 Tra il 1968 e il 1974 in Italia furono compiuti 140 attentati, tra i quali quello di piazza Fontana fu uno dei più sanguinosi (insieme alla strage di Bologna avvenuta nel 1980).

La strategia del revisionismo storico ha cancellato la memoria di questa strage compiuta dai fascisti e voluta dallo stato italiano. Una data, una strage, molto più che scomoda, che ha mostrato il vero progetto politico della “democrazia” borghese italiana: annientare tutti coloro che lottano per i propri diritti per mantenere lo status quo che salvaguarda la classe dirigente e annienta quella lavoratrice. Questo disegno politico, conosciuto come “strategia della tensione”, è stato messo in atto attraverso stragi e attentati avvenuti in Italia con particolare intensità tra il 1969 e il 1984 con la partecipazione nascosta (o il benestare) di settori dello Stato in azioni terroristiche ai danni del proprio popolo, in particolare nei confronti dei movimenti operai e studenteschi che in quegli anni, grazie alle lotte, ottennero più diritti e servizi pubblici. Questa strategia si è parimenti esplicata e si esplica tutt’oggi nella divisione, manipolazione e controllo dell’opinione pubblica mediante l’uso di paura, propaganda, disinformazione, manovre psicologiche e repressione sociale. La riscrittura della storia serve allo stato borghese per affermare le proprie verità, quelle di chi domina. Il nostro scopo è far conoscere l’effettiva verità, quella degli sfruttati e degli oppressi.

 

La Strage di Piazza Fontana: 12 dicembre 1969

L’esplosione avvenne il 12 dicembre 1969 alle ore 16:37:una bomba scoppiò nella sede della Banca Nazionale dell’Agricoltura in piazza Fontana a Milano, uccidendo diciassette persone (quattordici sul colpo) e ferendone altre ottantotto. Le indagini vennero orientate inizialmente nei confronti di tutti i gruppi anarchici; furono fermate per accertamenti circa 80 persone,in particolare alcuni membri del Circolo anarchico 22 Marzo di Roma (tra i quali figura Pietro Valpreda) e del Circolo anarchico Ponte della Ghisolfa di Milano (tra i quali  Giuseppe Pinelli).

 

In uno di questi interrogatori avvenne la morte del compagno anarchico Pinelli che “precipitò accidentalmente” da una finestra della questura di Milano. Per chiarire le circostanze nelle quali si svolse la morte di Giuseppe Pinelli fu avviata un’inchiesta. La Questura di Milano affermò in un primo tempo che Pinelli si fosse suicidato poiché era stato dimostrato il suo coinvolgimento nella strage, ma questa versione fu smentita nei giorni successivi.

Il fermo di Pinelli era illegale perché egli era stato trattenuto troppo a lungo in questura: il 15 dicembre 1969 (la data della sua morte) egli avrebbe dovuto essere libero, oppure in prigione, ma non in questura. Il fermo di polizia poteva durare, infatti, al massimo due giorni.

In un primo momento lo stesso questore Marcello Guida, l’ex fascista che durante il ventennio fu direttore delle guardie dei carceri di Ventotene (l’isola dove vennero segregati gli anarchici prima di esser trasferiti nel campo di concentramento di Renicci d’Anghiari)e Santo Stefano, dichiarò alla stampa che il “suicidio” di Pinelli era la dimostrazione della sua colpevolezza, ma questa versione fu poi ritrattata quando l’alibi di Pinelli si rivelò credibile. Ad oggi lo stato ha assolto se stesso e il suo esecutore materiale Luigi Calabresi, commissario che interrogò Pinelli, e che fu responsabile della sua morte.

Le indagini e i processi (sette) si susseguiranno nel corso degli anni, con imputazioni a carico dei veri colpevoli: vari esponenti di destra.Tuttavia alla fine tutti gli accusati saranno sempre assolti in sede giudiziaria. Alcuni di questi verranno, peraltro, condannati per altre stragi. Altri si gioveranno della prescrizione.

Alcuni esponenti dei servizi segreti verranno condannati per depistaggi; l’inchiesta del giudice Salvini affacciò anche un’ipotesi di connessione col fallito golpe Borghese (colpo di Stato tentato in Italia durante la notte tra il 7 e l’8 dicembre 1970  e organizzato da Junio Valerio Borghese, noto fascista, sotto la sigla Fronte Nazionale, in stretto rapporto col ministero della difesa, la polizia e i carabinieri).

 

In 38 anni, non è mai stata emessa una condanna definitiva per la strage, anche se Carlo Digilio, neofascista di Ordine Nuovo, ha confessato il proprio ruolo nella preparazione dell’attentato e ottenuto nel 2000 la prescrizione del reato per il prevalere delle attenuanti riconosciutegli, appunto, per il suo contributo.

Nel 2005 la Corte di Cassazione ha assolto definitivamente gli ultimi indagati (Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi e Giancarlo Rognoni, militanti di Ordine Nuovo condannati in primo grado all’ergastolo) scrivendo però nella sentenza che con le nuove prove – emerse nelle inchieste successive al processo milanese nel 1972 e alla definitiva assoluzione nel 1987 – gli ordinovisti veneti Franco Freda e Giovanni Ventura sarebbero stati entrambi condannati.

 

Il 12 dicembre rappresenta una data importante della Storia, estirpata dalla memoria per costruire un “consenso sociale” attorno ad uno Stato che ancora oggi, come ieri, crea disoccupazione, sfruttamento e malattia e criminalizza chi prova ad opporvisi. Per questo è importante ricordare quello che avvenne. Per questo è importante ricordare chi sono i veri colpevoli e qual’è stato, ed è tuttora, il ruolo di coloro che si definiscono “fascisti”: quello dei servi dei servi del potere.

Il 12 dicembre ce l’ha insegnato:il vero terrorismo è quello dello stato

                                                                                                                  coordinamento II Policlinico