Comunicato Presidio in Lotta per la Salute Pubblica

“I tagli alla spesa sanitaria adottati in tempo di crisi per ridurre i deficit,

si traducono in un parallelo aumento del rischio di morte.

Nonostante i governi possono pensare di proteggere la salute

 salvaguardando i budget sanitari, la spesa in questo campo

 è importante per il benessere e la stessa sopravvivenza della popolazione”

(da uno studio pubblicato online sul British Medical Journal da un team di ricercatori britanici).

Oggi, 20 dicembre 2011, il movimento in lotta per la salute pubblica, disoccupati e studenti  sono scesi in presidio fuori il palazzo della regione Campania per rivendicare il diritto alla salute pubblica, diritto che passa non solo per la cura della patologia ma anche per un lavoro dignitoso e per un ambiente salubre. Sono partiti interventi e slogan contro ogni forma di speculazione e di privatizzazione della sanità, infatti col decreto 49/2010 (Piano di Rientro della spesa Sanitaria Campana)e a livello nazionale col governo Monti, si è avuta l’ultima stangata al sistema sanitario nazionale. Otto miliardi di tagli e aumenti dei tickets, blocco del turn over, chiusura degli ospedali, riduzione delle prestazioni, graduazioni dei ticket in base al reddito, l’allungamento dell’età lavorativa e la riduzione delle prestazioni sanitarie; queste manovre altro non sono un modo indiretto di dirci: non avete diritto alle cure,tranne se non fate parte di quell’elite in grado di pagarsele privatamente! Durante il presidio l’assessore Pasquale Sommese è stato contestato ed è stato invitato a dare risposte che, ovviamente, non sono  arrivate ma anzi si è“rifugiato”, scappando, all’interno dell’inutile palazzo in cui possiede la sua amata poltrona. Il movimento ha ,anche, protocollato una richiesta per parlare con Caldoro, il quale, come al solito, si è fatto negare. Continuiamo e continueremo a lottare contro il colpo doppio che si sta abbattendo sulla classe proletaria (troppo vecchia, troppo assistita, troppo resistente per i nostri tecnici); infatti, da un lato aumentano l’età lavorativa spremendo fino all’ultimo chi lavora, dall’altra riducono le prestazioni sanitarie o le rendono troppo esose. Un modo elegante e indiretto per mandarci un messaggio chiaro e forte: dovete morire! E dovete, il prima possibile, per far quadrare i conti!

 

Movimento in Lotta per la Salute Pubblica

Manifestazione a Napoli per la strage razzista di Firenze!

La Comunità senegalese in Campania organizza a Napoli (come in altre città della regione) una manifestazione dell’indignazione e del dolore per la strage razzista di Firenze! La manifestazione avrà luogo sabato, giornata nazionale di mobilitazione per quel che è successo, con un cortoe che partirà da piazza Garibaldi alle 10.00.
La decisione è stata presa al termine di un’assemblea partecipata e commossa che c’è stata ieri. Che ha voluto mettere alcuni punti fermi: Gianluca Casseri non era un “pazzo” ma un estremista razzista! Non era isolato, nè politicamente perchè faceva parte di un organizzazione di estrema destra (Casa Pound) nè purtroppo socialmente visto l’incredibile numero di commenti razzisti e orribili che hanno invaso il web e vista soprattutto la lunga sequenza di fatti precedenti a partire dall’assalto al campo rom di Torino la settimana scorsa. Infine sicuramente questi fenomeni sono favoriti da una situazione di discriminazione legale che vivono gli immigrati e i rifugiati in Italia, dalla speculazione contro di noi che si fa in ogni campagna elettorale…
La Comunità senegalese invita tutti gli immigrati, gli antirazzisti, i movimenti, le forze politiche democratiche, e la cittadinanza intera a partecipare per dare il segno concreto che un altro mondo è  possibile, per dire “mai più!” violenza razzista, per chiedere la chiusura delle organizzazioni che promuovono l’odio verso gli immigrati e per un futuro di convivenza basato sulla solidarietà e sui diritti!
Il forum antirazzista campano aderisce a questa manifestazione
Forum antirazzista della campania   

COMUNICATO STAMPA CORTEO CONTRO LA FINANZIARIA E MARCHIONNE

“Occupata la Cumana, l’ufficio Ticket dell’Osp. Pellegrini, la direzione INPS – sanzionata la SIAE – Lo striscione d’apertura ricorda Diop e Modou, vittime dell’odio xenofobo e rivendica la chiusura delle organizzazioni razziste!”

Napoli: Circa 2000 persone hanno sfidato la pioggia nella seconda giornata del “No-Marchionne No-Monti Day” per contestare la grave distruzione del contratto collettivo nazionale dei lavoratori simboleggiata dal “modello Pomigliano” e l’ennesima finanziaria di pesanti sacrifici ai soliti noti: precari, studenti, disoccupati, pensionati, ceti popolari, migranti…!!
“Marchionne-Monti i sacrifici fateli voi! “questo ha urlato il corteo che è partito da piazza del Gesù dopo aver scelto un percorso abbastanza inusuale, attraverso le strade popolari dei quartieri come Montesanto e la Pignasecca prima di terminare in piazza Plebiscito eorganizzando diversi blitz per toccare i punti chiave delle politiche di “austerity” che vengono contestate:
lungo il percorso è stato infatti occupato l’ufficio ticket dell’Ospedale Pellegrinibloccando i pagamenti per denunciare il criminale taglio delle strutture pubbliche ospedaliere e l’enorme incremento dei costi personali per accedere al diritto di cura; è stata occupata la Cumana per consentire ai passeggeri di viaggiare senza biglietto per protestare contro il previsto piano di privatizzazione del trasporto pubblico campano, con altri aumenti dei biglietti e tagli alle corse; sono stati occupati gli uffici della direzione regionale dell’INPS in via Medina perchè luogo simbolo dei tagli effettuati dal governo, con milioni di persone che dovranno lavorare ancora di più per ricevere pensioni piu basse, mentre precari e parasubordinati la pensione non la vedranno mai; sanzionata infine con lancio di uova la sede della SIAE contro il copyright… Le iniziative hanno avuto un riscontro sociale importante, soprattutto all’Ospedale Pellegrini, dove per altro i lavoratori delle ditte di subappalto sono in agitazione perchè rischiano di essere tutti tagliati.
Nella manifestazione i collettivi studenteschi di scuola e università, i movimenti Bros, gli operatori sociali, gli insegnanti precari, i sindacati di Base, i centri sociali, i lavoratori delle aziende partecipate (Arpac, Astir..) e della Fiat di Pomigliano.
Martedi prossimo al Politecnico un assemblea per rendere permanenti queste forme di coordinamento di vari movimenti sociali contro la crisi. E’ ormai indispensabile porsi come soggetto coordinato contro istituzioni sempre più sorde a partire dalla regione campania, che dopo anni di malaffare e clientele, oggi taglia tutti i diritti senza nessuna mediazione, o come la stessa Prefettura che ancora una volta ha annunciato di essere disposta a incontrare solo i “sindacati confederali”…!?? (Sulla base di quale criterio democratico..!?). Per non parlare dei livelli di repressione che vanno dai precari alle scuole sgomberate, come ricordavano vari striscioni.
Il corteo è stato aperto da un bandierone senegalese e uno striscione che ricordava Samb Modou e Diop Mor, vittime dell’odio razzista insieme a tre altri cittadini immigrati gravemente feriti a Firenze il 13 dicembre. E un altro striscione che rivendica l’importanza di fermare le organizzazioni che propugnano l’odio razzista e xenofobo, come CasaPound nella quale militava il “camerata Gianluca Casseri” prima della strage allucinante di due giorni fà. In tal senso la manifestazione si è data appuntamento alle iniziative che la comunità senegalese di Napoli deciderà di adottare per ricordare le persone uccise e pretendere diritti, eguaglianza e giustizia.

Movimenti napoletani 

 

Le immagini allegate si possono scaricare in buona risoluzione e liberamente da:

http://www.flickr.com/photos/cau_napoli/sets/72157628429551711/

MARCHIONNE, MONTI… I SACRIFICI FATELI VOI!

Se qualcuno si stava ancora domandando dove volesse arrivare il neo-governo Monti, un governo non eletto e espressione dei poteri forti italiani e internazionali, sostenuto da tutte o quasi le forze parlamentari, le prime uscite pubbliche ci hanno subito indicato la via: tagli al welfare, attacco feroce alle pensioni e al salario, maggiore libertà di licenziare e maggiore precarietà. Insomma, sacrifici, sacrifici, sacrifici…  Proprio mentre si spendono altri 25 miliardi di euro in nuovi armamenti militari (circa due terzi della manovra) per nuove aggressioni come quella alla Libia!

Ma allora sacrifici per chi? È fin troppo scontata la risposta: per la stragrande maggioranza della popolazione: studenti, lavoratori, precari, disoccupati, subalterni e “ceti medi” impoveriti, a cui il nuovo Governo dice “per uscire da questa crisi vi estorceremo denaro e diritti ma sarà per il vostro bene…” !

Risolviamo subito il dubbio: il governo cura solo l’interesse dei padroni, del capitale e della grande speculazione finanziaria di cui Monti è un importante tecnocrate!

In una situazione del genere, con nuove manovre “lacrime e sangue” dopo la macelleria sociale del governo Berlusconi, in Campania si celebra un “evento”… In pompa magna e con la benedizione delle istituzioni locali, arrivano a Pomigliano d’Arco e a Napoli addirittura l’amministratore delegato del gruppo FIAT, Sergio Marchionne e Lapo Elkann, per la presentazione della nuova Panda.

Ma cosa si festeggia “veramente”!? Forse le sorti delle 2300 famiglie degli operai di Pomigliano che non torneranno a lavorare? Oppure le condizioni peggiori in cui si troverà chi è rientrato in fabbrica?

Con il feroce ricatto di Pomigliano (“O un contratto umiliante o restate disoccupati…”) Marchionne è diventato il simbolo di chi vuole distruggere definitivamente il contratto collettivo nazionale del lavoro, l’articolo 18, la democrazia dei lavoratori… Dopo aver speculato per decenni sul finanziamento pubblico la Fiat diventa ancora una volta il partito di chi sfrutta la crisi per cancellare i diritti conquistati in decenni di lotte sociali.

E’ tempo di non restare in silenzio! Viviamo nella regione coi più alto tasso di disoccupazione e di precarietà. Migliaia di posti di lavoro sono a rischio, le lotte sociali non hanno risposte, i giovani non hanno reddito, stanno cancellando il diritto allo studio, gli ospedali e il trasporto pubblico… E tutti questi assurdi sacrifici non faranno che alimentare la crisi e la speculazione.

Non ci facciamo ricattare, non abbiamo niente da perdere!

E’ tempo invece di rispondere e difendere il nostro comune futuro:

– Contro i “sacrifici” e il governo dell’1% della popolazione. Non pagheremo noi i vostri debiti e la vostra crisi!

– Contro il crescente autoritarismo, le forme di fascismo strisciante e la repressione sui luoghi di lavoro, nelle scuole, verso le lotte sociali, gli immigrati, gli attivisti antirazzisti e antifascisti.

– Contro la precarietà, i tagli al welfare, alla scuola e alle pensioni. E’ il momento invece di conquistare nuovi diritti!

– Contro le spese militari e le nuove guerre che si vanno preparando alla Siria e all’Iran

– Per costruire uno Sciopero Generale e Generalizzato! Per assediare i palazzi del potere!

 

Promuovono:

Centro sociale Officina99, Lab. Occ. Ska, Cobas, Slai/Cobas, Unione Sindacale di Base, Collettivo Autorganizzato Universitario, Studenti FedericoII, Studenti Autorganizzati Campani, Zona di Esperienze ribelli Z.E.R.0 8 1, Collettivo Architettura Break out, Clash City Workers, Coordinamento II Policlinico, Collettivo femminista Degeneri, Laboratorio Politico Iskra, Coordinamento di lotta per il Lavoro, Banchi Nuovi, Movimento Precari Bros, Rete dei Comunisti, Sinistra Critica, Comunisti di Ponticelli, Red Link, Area antagonista campana, Prc, Carc, Sll,  Collettivo operatori sociali, Coordinamento Precari scuola, Collettivo Sun Napoli, Laboratorio Occ. Insurgencia

 

12 Dicembre 1969: noi sappiamo chi è Stato!!!

12 Dicembre 1969: la manovalanza neofascista esegue il mandato dei Servizi Segreti e fa esplodere una bomba nella banca di piazza Fontana a Milano! 17 morti e 68 feriti innocenti inaugurano la “strategia della tensione”, scatenata contro i movimenti sociali che dopo il ’68 e l’ “autunno caldo” avevano lanciato l’assalto al cielo dell’emancipazione sociale e dell’eguaglianza.

12 Dicembre 2011: sull’onda della crisi e del terrorismo finanziario scatenato contro i ceti popolari, si tenta di compiere un nuovo passaggio autoritario che sfrutta la crisi stessa per imporre un autentico furto di democrazia e di diritti. Una ristrutturazione autoritaria dei rapporti sociali!
Il governo di Monti e dei banchieri continua la macelleria sociale di Berlusconi con l’ennesima finanziaria di sacrifici, di assalto feroce alle pensioni e ai redditi di lavoratori, precari, studenti…
E il “modello Pomigliano”, imposto dall’amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne, viene assunto a punto di riferimento per distruggere il contratto nazionale collettivo, l’articolo 18, la democrazia reale sui luoghi di lavoro

Lunedi 12 dicembre 2011 dalle ore 16.00 in piazza San Domenico terremo un seminario-assemblea pubblica con Giuseppe Aragno, storico dell’antifascismo popolare nella città di Napoli.

Per tracciare un filo dei tentativi autoritari in questo paese. In vista delle mobilitazioni della prossima settimana contro la kermesse con cui la Fiat vuole “festeggiare”, con la presentazione della Panda, l’umiliante sistema di relazioni industriali inaugurato a Pomigliano. Nella regione simbolo della precarietà e della disoccupazione non possiamo restare in silenzio!

Rete napoletana contro il neofascismo, il razzismo e il sessismo

Presidio in difesa della salute pubblica

Il coordinamento regionale “Movimento in Lotta per la Salute Pubblica”,dopo diverse assemblee e mobilitazioni pubbliche, che hanno visto in primo piano le lotte contro la chiusura del Pronto Soccorso all’ospedale S. Gennaro, di quello del Maresca (a Torre del Greco) e del reparto di radioterapia al Pascale, e di tanti altri ospedali pubblici della nostra regione, si è dato come obiettivo l’unione delle lotte con la rivendicazione del DIRITTO ALLA SALUTE PUBBLICA, questo diritto significa infatti: diritto ad una vita dignitosa, ad un lavoro senza sfruttamento, ad un ambiente sano.
Altro obiettivo dichiarato è di non abbandonare alcun territorio di lotta e di non far passare in sordina delle vertenze piuttosto che altre.
Per tale motivo, invitiamo tutt@,soggetti e realtà, a partecipare numerosi al presidio sotto la regione,in quanto essa è rappresentanza di quella classe di carnefici che ogni giorno, tramite vergognosi ed inutili “piani di rientro”, attacca quei diritti fondamentali che, come sanità, lavoro, istruzione ed ambiente, per ingrassare le proprie tasche già gonfie.

LA SALUTE NON SI TOCCA
CE LA RIPRENDEREMO CON LA LOTTA!   

Martedì 20 Dicembre 2011 ore 10:30

palazzo della Regione via Santa Lucia Napoli

Movimento in Lotta per la Salute Pubblica

La Salute non è una Merce! Contestato Caldoro al Maschio Angioino.

Oggi, 7 dicembre 2011, il Movimento in Lotta per la Salute Pubblica ha manifestato  il suo dissenso nei confronti dei tagli attuati dal Piano di Rientro approvato dall’amministrazione Caldoro. La Campania, pioniera per quanto riguarda i decreti di destrutturazione dei  servizi pubblici, come successo non solo per la sanità ma anche per l’emergenza rifiuti, è il  laboratorio di sperimentazione delle nuove strategie economico-sociali  che sono state inserite dal neogoverno Monti  nell’ultima manovra.

Durante il congresso organizzato dalla Rai, al quale era presente anche Caldoro, è stato aperto lo striscione “LA SALUTE NON E’ UNA MERCE – Movimento in Lotta per la Salute Pubblica”, interrompendo e disturbando il suo intervento.

Questa  azione ha voluto dimostrare che il diritto alla salute pubblica, intesa come possibilità di accedere alle cure, ad un posto di lavoro dignitoso e ad un ambiente salubre, è l’obiettivo che dobbiamo e vogliamo raggiungere senza sé e senza ma!

LA SALUTE NON E’ UNA MERCE!!!!!

                                                        Movimento in Lotta per la Salute Pubblica

PIATTAFORMA DEL MOVIMENTO IN LOTTA PER LA SALUTE PUBBLICA

“La storia si ripete sempre due volte: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa”

Stiamo assistendo col passare degli anni ad un processo di continua svendita e dismissione dei servizi sociali nel nostro paese, mascherato dalla scusa della maggiore competitività; ciò è ben evidente con l’inizio della destrutturazione della sanità pubblica, iniziato nel 1992 con la trasformazione delle vecchie unità sanitarie locali (usl) in aziende sanitarie locali (asl).

 

Questa operazione, che sulla carta avrebbe aumentato l’efficacia e l’efficienza, ha in realtà trasformato la salute in merce, che ha un valore sul mercato, e gli ospedali  in luoghi dove si offrono prestazioni fino a che non superano un determinato budget  in modo tale da rientrare nel preventivo (DRG).

Tale  processo trasformativo è iniziato nel pieno degli anni 90 con l’esplosione delle politiche  neoliberiste, diventate poi una costante della politica europea ed italiana e che, ovunque, ha portato ad un semplice passaggio di gestione della maggior parte dei servizi dal pubblico al privato, senza alcun vantaggio per i cittadini.

 

Oggi su servizi fondamentali, come scuola e sanità, si stanno abbattendo i tagli delle misure di austerity, con cui il governo e le istituzioni sovranazionali, come il Fondo Monetario Internazionale, il WTO ela BCE, pur di difendere gli interessi di padroni, speculatori e banche, cercano di scaricare la crisi sempre e solo sui lavoratori e gli ultimi anelli della catena sociale.

Se sulla scuola e l’università è caduta la scure di Mariastella Gelmini (con il compiacimento del neo premier Monti), sulla Sanità pubblica incombono misure di ripiano del deficit  che riguardano quasi tutte le Regioni Italiane.

Oltre al danno anche la beffa: le dissanguanti misure dei decreti emergenziali che prima riguardavano solo le regioni commissariate, nella nuova manovra, presentata in questi giorni dal nuovo esecutivo “tecnico”, saranno allargate a tutte le regioni italiane. Così come era già accaduto in passato con la gestione di un’altra emergenza, quella dei rifiuti, che dapprima riguardava solo la nostra regione ed il cui  modello criminale è stato, successivamente, esportato nel resto del paese.

 

Campania: laboratorio di privatizzazione

 

In Campania tutti le amministrazioni sin qui succedutesi, di qualsiasi colore politico, hanno portato negli anni al raggiungimento di quell’enorme deficit strutturale nel settore sanitario senza generare, nello stesso tempo, un miglioramento del servizio offerto ai cittadini della nostra Regione.

Dopo decenni di politica sanitaria nazionale tutta incentrata a favorire le case farmaceutiche,  trasformando in patologia ogni disagio o malessere, dopo gli sprechi e le clientele di politici, spesso con le mani in pasta nei centri convenzionati e nelle cliniche private, che con logiche lottizzatorie hanno fatto della sanità il bengodi dei privati con l’aiuto di primari menefreghisti e di baroni universitari, oggi chiedono a noi cittadini di pagare il prezzo del risanamento di questo settore.

 

Il cosiddetto ripianamento del deficit nella nostra Regione ha “giustificato” la ormai sperimentata logica dell’emergenza con l’introduzione del commissariamento  per l’intero comparto sanitario e nella stesura dell’odiato “decreto 49/2010”.

Con questa norma commissarialela Sanitàdella nostra Regione è stata sottoposta nell’arco di un triennio ad un drastico taglio di posti letto, accorpamento di strutture, rinnovo del blocco del turn over ,ormai sono più di 10 anni che non si assume più personale e si esternalizzano i servizi, chiusura e riconversione di strutture considerate “inefficienti”.

Queste “cure” però non riguardano le strutture private convenzionate con il sistema sanitario regionale che rappresentano e rappresenteranno sempre di più l’asse su cui è destinata a ruotare il nuovo modello di sanità.

 

Per accelerare questo processo bisogna mettere mano, però, a quei pochi e malmessi presidi di assistenza pubblica presenti sui nostri territori che ci vengono presentati come “mostri” di inefficienza.

Nel porre rimedio a queste inefficienze sono nate situazioni incredibili come la paventata riconversione del P.O. Maresca di Torre del Greco a centro di lungodegenza e riabilitazione (uscendo dalla rete delle emergenze e perdendo il pronto soccorso h24), privando un territorio di 300mila abitanti dell’ospedale di riferimento.

L’identica tattica è stata utilizzata per chiudere il reparto di Radioterapia del “Pascale”,che con la scusa dell’ammodernamento, ha sospeso il servizio pubblico costringendo le donne napoletane affette da tumore alla mammella a curarsi presso cliniche convenzionate che però, non possedendo tutti i macchinari, le indirizzano, volenti o nolenti, a recarsi presso strutture private, dove pagano somme esorbitanti per effettuare una terapia che nel pubblico è gratuita.

 

 

In particolare, il caso dei reparti di ‘emergenze ed urgenze’ è emblematico  per capire come la “ristrutturazione” della sanità che sta per attuarsi nella nostra regione sia frutto di una politica scelleratissima che non tiene conto dei bisogni minimi di una popolazione con una così alta densità. Infatti si tratta di una politica di tagli e  privatizzazioni che smantella presidi di pronto soccorso e reparti, accorpa ospedali in maniera arbitraria e chiude nosocomi  giustificando questi atti come utili per evitare “doppioni” e “aiutare il paziente con strutture uniche d’eccellenza” che però sono ben lungi dal poter essere raggiunti dall’ampio bacino d’utenza che la nostra regione possiede.

 

Paradigmatici sono i casi dei vari pronto soccorso chiusi o in chiusura al “S. Gennaro”, al “Pellegrini” e all’ “Ascalesi”. Tutti questi ospedali sono situati in quartieri popolari, con bacino d’utenza molto ampio, e da sempre svolgono un ruolo importantissimo nella cura e nella prevenzione per la popolazione napoletana e in genere campana.

 

Cosa vogliamo? Vogliamo tutto!

Questa situazione degenerata, che purtroppo continuerà a degenerare sempre di più, altro  non è che il modo che hanno i padroni per approfittare della crisi che essi stessi hanno creato, spolpando fino all’osso ogni residuo di stato sociale conquistato nel passato con le lotte dei movimenti. A questo si riduce il fitto blaterare sul rilancio della crescita dell’Italia: aumento del mercato interno, privatizzando ciò che è rimasto pubblico in modo tale da aumentare i profitti  per un ristretto numero d’imprenditori, chiaramente i più importanti e potenti del paese;  peggioramento delle condizioni dei lavoratori, sempre più ricattabili e  sfruttati.

Di fronte a quest’attacco alle nostre stesse vite, l’unica alternativa a soccombere è reagire con la medesima forza, puntando non solo a “salvare il salvabile”, ma a prenderci tutto quello di cui abbiamo bisogno. Vogliamo che la sanità sia veramente pubblica, fruibile per tutte e tutti senza distinzioni di censo, sesso e nazionalità, senza ticket e pagamenti aggiuntivi di sorta, senza attese infinite, con reparti e macchinari adeguati alle esigenze dei pazienti e non di chi vuole lucrare.

Questo non è pensabile senza una formazione universitaria appropriata, scevra dagli interessi delle aziende (lampante l’esempio delle multinazionali farmaceutiche nei CDA), che non sia riservata ai “pochi eletti” la cui idoneità viene stabilita con criteri arbitrari (test d’ingresso e sbarramenti degli esami), e solo a coloro che possono permettersi di sostenerne i costi sempre maggiori e i ritmi sempre più estenuanti.

Non è nemmeno pensabile che si possano garantire cure ai pazienti se si continuano a calpestare la dignità e i diritti dei lavoratori, che dei rimaneggiamenti nelle strutture sanitarie campane stanno pagando un prezzo altissimo sin dall’inizio, con ritardi nell’erogazione degli stipendi (per esempio le ditte di pulizia), affollamento e straordinari nei reparti (come accade per gli infermieri e i barellieri), minacce di licenziamenti. Non è tanto difficile immaginare quali potrebbero essere le conseguenze del totale compimento della privatizzazione: ciò che adesso è straordinario ed emergenziale diventerebbe per tutti i lavoratori la norma.

Rivendichiamo, infine, il vero diritto alla salute e non soltanto alla cura, diritto che passa inevitabilmente per il cambiamento di una società che avvelena l’ambiente, precarizza e rende insostenibili le condizioni di lavoro, con il moltiplicarsi di infortuni ed “omicidi bianchi”, impone ritmi di vita sempre più veloci, competitivi e usuranti. La questione riguarda davvero tutti, come pazienti, come lavoratori, disoccupati, migranti e studenti.

LA SALUTE NON SI TOCCA CE LA RIPRENDEREMO CON LA LOTTA!  

Movimento in Lotta perla Salute Pubblica