Solo la lotta ci rappresenta! [Il miglior consiglio è l’esempio.]

Due anni fa abbiamo vissuto una delle
più grandi mobilitazioni studentesche degli ultimi anni. In quei
mesi di cortei, assemblee, occupazioni e iniziative di tutti i tipi
abbiamo sviluppato analisi e pratiche che non solo combattevano le
riforme, ma che proponevano un nuovo modello di università. Un esempio lampante è l’occupazione di
spazi e aule all’interno delle facoltà utilizzati per sviluppare da
una parte momenti dialettici e di confronto su tutto ciò che ci
circonda, dall’altra momenti di conflitto e rottura con la routine
universitaria del segui-studia-fai l’esame. La pratica del confronto
e della discussione è il modello che seguiamo. La lotta è lo
strumento che abbiamo scelto. Da sempre rifiutiamo la collusione con
partiti, sindacati e istituzioni accademiche in quanto rigettiamo
totalmente il meccanismo della delega. Le rappresentanze hanno
dimostrato di essere estranee ai problemi più importanti
dell’università, interessandosi finora di appelli d’esame, date
e calendari delle studentesse, trascurando quello che dovrebbe essere
la priorità di chi dice di fare gli interessi degli studenti, e cioè
permettere e fornire gli strumenti per diventare menti critiche. Adesso vogliono appropriarsi anche dei
nostri spazi. In questi giorni, infatti, li abbiamo visti aggirarsi
muniti di macchine fotografiche, pronti ad elencare quelli che loro
definiscono “spazi inutilizzati”.

Ma basta camminare per l’università
per rendersi conto quali sono veramente gli spazi inutilizzati e
inaccessibili per gli studenti: aulette sempre chiuse a chiave, spazi
abbandonati e adibiti a depositi, bagni destinati all’uso privato dei
professori.

Ci dicono che gli unici spazi
inutilizzati sono quelli occupati, ma i fatti dimostrano il
contrario!

Quello
che ci siamo presi è solo una parte di quello che ci avete rubato,
quello che ci riprenderemo è solo una piccola parte di quello che ci
spetta!

SPAZI
OCCUPATI DELLA FEDERICO II

Israele attacca la nave degli aiuti umanitari: quanto ancora vogliamo tacere?

VENERDI 4 GIUGNO H. 17.00 PIAZZA DEL GESU’CORTEO A NAPOLI

FREE GAZA, FREE FREEDOM FLOTILLA!

 

La notte fra il 30 ed il 31 maggio, commandos israeliani hanno assaltato la flotta in acque internazionali, a circa 75 miglia dalla costa di Israele, in totale violazione del diritto internazionale.

Sulle sei navi centinaia e centinaia di attivisti facenti capo a : Free Gaza Movement (Fg), European Campaign to End the Siege of Gaza (Ecesg), Insani Yardim Vakfi (Ihh), Perdana Global Peace Organisation , Ship to Gaza Greece, Ship to Gaza Sweden, e International Committee to Lift the Siege on Gaza. La loro colpa: tentare di recare aiuti umanitari di vario genere alla popolazione palestinese della striscia di Gaza, soffocata da anni dall’isolamento e dalla miseria imposti da Israele.

Fin da ieri sono state ufficializzate la morte di 19 persone e la presenza di numerosi feriti, passeggeri della nave turca “Mavi Marmara”. Si tratta di civili cui è stato sparato addosso, nel totale senso di impunità di cui l’esercito di Israele gode ormai da tempo.

A nulla sono valsi i richiami dell’ONU alla liberazione dei 480 attivisti fatti prigionieri dopo l’abbordaggio e l’invito a far giungere a destinazione le navi. Alcuni di loro hanno già rifiutato il rimpatrio, a sottolineare quanto illegittimi siano stati i provvedimenti adottati nei loro confronti.

I portavoce del governo Nethanyau, dopo aver confermato l’aggressione, affermano che non permetteranno ”a nessuna nave di raggiungere Gaza e rifornire quella che è diventata una base di terroristi che minaccia il cuore di Israele", a conferma di tutte quelle operazioni di scoraggiamento di questo come di ogni altro tentativo di rompere la crisi umanitaria nella Striscia, operazioni che fin da prima della partenza delle navi hanno visto coinvolte le autorità diplomatiche dei Paesi interessati.

Ieri in varie città di Italia ed anche a Napoli, è stato manifestato con fermezza il dissenso verso l’attacco, e’ stata denunciata l’impunità totale di cui gode Israele di fronte alla comunità internazionale e all’ONU, che si limita a “condannare” e ad “aprire inchieste su fatti” dando ulteriore sfoggio del proprio scarso peso politico rispetto alla questione palestinese e della propria sudditanza agli USA, eterni alleati di Israele.

Anche questa mattina continua la mobilitazione, con l’occupazione di un palazzo dell’Università l’Orientale di Napoli, che oppone il blocco delle attività universitarie all’indifferenza nei confronti di questi crimini di Stato. Leggi tutto “Israele attacca la nave degli aiuti umanitari: quanto ancora vogliamo tacere?”